Il tuo grafico ha appena richiesto il logo in vettoriale? La risoluzione dell’immagine che gli hai inviato non è sufficiente per la stampa? 

Che lingua parlano queste strane creature dette graphic designer?

In questo articolo voglio approfondire e analizzare varie tipologie di file immagine digitale per aiutare chi non mastica il “grafichese” a interagire con il proprio consulente e, perché no, a fare una bella figura.

Vettoriale o raster?

Iniziamo da un concetto base. La prima importante distinzione da fare in merito ai formati immagine, è quella tra grafica raster e grafica vettoriale.

Raster = pixel

Le immagini dette raster sono composte da una serie di pixel, tanti piccoli mattoncini colorati che, accostandosi gli uni agli altri, vanno a costruire un’immagine.

La densità di pixel in un dato spazio, determinerà la risoluzione dell’immagine.  Per intenderci: se consideriamo un centimetro, anzi, un pollice quadrato, più pixel saranno contenuti in quel dato spazio più la risoluzione dell’immagine sarà elevata. 

Ppi è l’acronimo che rappresenta questo concetto: sta per “pixel per inch”, pixel per pollice.

Questo concetto è molto rilevante sopratutto quando si parla di stampa. I ppi che abbiamo a schermo si tradurranno nella nostra stampante in dpi (dots per inch, punti per pollice). Immaginate un foglio bianco. Ogni pixel rappresenterà un punto. Più punti per pollice abbiamo, più l’immagine sarà nitida. 

Ok stop, questa digressione ci sta portando verso argomenti ostici e molto tecnici. Se hai interesse ad approfondire questo argomento prova a leggere questo interessante articolo.

Torniamo alle tipologie di file immagine.

Stavamo parlando di immagini raster, quindi composte da pixel. Che tipologie di file presentano questa caratteristica? Non temere, sono sicuramente estensioni che hai già sentito nominare:

  1. .jpeg o .jpg: Joint Photographic Experts Group. È una tipologia di immagine molto comune. Il grosso vantaggio di questi file è che presentano dimensioni contenute, essendo compressi. Attenzione però: questo significa perdita di dato e di qualità, sopratutto dopo ripetuti salvataggi. Molto utili sul web, sconsigliate per la stampa.
  2. .png: Portable Network Graphics. Questo formato è interessante perché non compresso e quindi di qualità più alta. Supporta il canale alfa, che significa potrai avere un’immagine con sfondo trasparente. Non sono pensate per la stampa e devono essere quindi convertite in altri formati per essere utilizzate senza perdere la trasparenza.
  3. .tiff: Tag Image File Format. È un formato ampiamente supportato che consente di mantenere la qualità dell’immagine e, volendo, anche la trasparenza. Sono file molto flessibili, che supportano un’ampia gamma di spazi colore (rgb, cymk, scala di grigio… ). Possono contenere immagini a più livelli e per questo arrivano spesso a dimensioni considerevoli. 
  4. .psd: PhotoShop Document. Questo è il formato proprietario di Adobe Photoshop per il salvataggio di immagini digitali. Permette di salvare moltissime informazioni, tra cui: profili colore, trasparenze, testo, effetti, animazioni e molto, molto altro. Lo svantaggio? Per aprire questa tipologia di file avrai bisogno di Photoshop oppure di programmi analoghi (Affinity Photo o Gimp) che non sempre però supportano tutte le funzionalità di Photoshop.
  5. .gif: Graphics Interchange Format. Conosci sicuramente questa tipologia di immagini animate. Onnipresenti sul web prevedono l’utilizzo di massimo 256 colori. Questo purtroppo ha un grosso impatto sulla qualità dell’immagine che risulterà sgranata e poco nitida.
  6. .bmp: Windows Bitmap. Pensate per essere utilizzate su sistema operativo Windows presentano più versioni: 3, 4 e 5. La prima permette operazioni di lettura e scrittura molto efficienti senza perdita di qualità. Le altre due supportano la trasparenza e sono molto utilizzate all’interno dei programmi di Windows e nei videogiochi.

Questi sono i formati principali e più utilizzati nell’ambiente raster. Ce ne sarebbero molti altri, per non creare confusione lasciamo questo approfondimento a un altro articolo. Se ti interessa approfondire ecco una pagina Wikipedia molto esaustiva (purtroppo non è disponibile in italiano).

Vettoriale

Vogliamo ora lo sguardo a un altra grande famiglia di file immagine, molto amata da noi grafici: i file vettoriali.

Che cos’è un file vettoriale? Al contrario della grafica raster, la grafica vettoriale si può ingrandire o rimpicciolire senza perdita di qualità, essendo definita secondo equazioni matematiche. Infatti, in questo caso, possiamo dimenticare il concetto di risoluzione, dato che la grafica sarà infinitamente scalabile. 

Un esempio pratico. Si dice che un buon logo debba essere creato in vettoriale perché dovrà prestarsi alle più svariate applicazioni: potrebbe essere riprodotto in dimensioni molto piccole, come su una chiavetta usb; oppure stampato su di un enorme cartellone pubblicitario. Se il nostro logo sarà stato progettato in formato vettoriale, avremo bisogno di un singolo file per entrambi gli utilizzi. Per quanto mi riguarda, un logo non vettoriale non è un logo, ma è blasfemia pura! State quindi alla larga da fornitori che non possono garantirvi un design correttamente progettato. 

Un altro esempio sono i font. Questi sono di default in vettoriale. Fai una prova: apri un programma qualsiasi di scrittura, come word o pages ad esempio. Scrivi qualcosa e prova a cambiare la dimensione del testo: che questo sia pari a 12 punti o 700 nulla cambia. Le lettere saranno sempre perfettamente “a fuoco” e la grafica non subirà diminuzione di qualità

Ecco alcune estensioni che rappresentano immagini vettoriali.

  1. .eps: Encapsulated PostScript. Rispetto ad altre tipologie di file vettoriale, si tratta di file compatibili con molte piattaforme. Per questo motivo quando un designer progetta un logo per il suo cliente, solitamente consegna il suo lavoro anche in questo formato. Personalmente lo ritengo superfluo, dato che consegno le mie progettazioni anche in formato .pdf (più leggero e universale), di cui parleremo subito qui a seguire.
  2. .pdf: Portable Document Format. Il formato universale per definizione, conosciuto e utilizzato su qualsiasi sistema operativo. Anche i .pdf supportano la grafica vettoriale. Provate ad esempio a zoomare sui caratteri tipografici o un logo (un logo ben fatto si intende) di un qualsiasi documento in vostro possesso. A meno che questo non sia una scansione (immagine raster), vedrete che le lettere non perderanno minimamente dettaglio o definizione.
  3. .svg: Scalable Vector Graphics. Questo tipo di immagini è utilizzato sopratutto sul web. Hanno enormi vantaggi essendo molto più “snelli” rispetto a un .jpeg o un .png e non andranno quindi ad appesantire il vostro sito, migliorando le prestazioni e aumentando la probabilità di “trattenere” il vostro visitatore più a lungo.
  4. .ai: Adobe Illustrator. Adobe illustrator è il software d’eccellenza per creare grafica vettoriale. Al suo interno i designer di tutto il mondo si apprestano a creare loghi, icone e illustrazioni.

Se sei arrivato fino a qui complimenti! Quello dei file immagine è un argomento poco conosciuto dai non addetti ai lavori e può essere ostico. Per questo motivo credo sia dovere del designer approfondire la questione con il proprio cliente, fornendogli tutte le informazioni necessarie. Ho sentito spesso colleghi lamentarsi di clienti: “perché non mi passa il file vettoriale?”, “perché l’immagine è in bassa?”. Ragazzi miei, sta a noi comunicare in maniera chiara e corretta; non possiamo pretendere che il nostro cliente sia un esperto. Se il nostro commercialista facesse lo stesso con noi saremo sicuramente a disagio.

Grazie per avermi dedicato il tuo tempo e continua a seguirmi se ti interessa il mondo della grafica e del design.